Contributors: Viaggio nella comunicazione attraverso il cantastorie.
Il Griot: dal tam tam all'e-mail
Viaggio nella comunicazione attraverso il cantastorie. Per casta, il griot è detentore della parola non scritta. Vera biblioteca vivente, è capace di ricordare eventi, antichi di secoli, che riguardano villaggi, clan, tribù o famiglie. Cronista itinerante sia in pace che in guerra, il griot è poeta,animatore, musicista, cantante, attore.
Ha funzioni diplomatiche ("paciere" tra liti famigliari) ed educative. E, nonostante l'occidentalizzazione imperante, in Senegal ancora oggi è il griot il più richiesto e credibile comunicatore. Lo spunto viene da un'immagine: le mani antiche e sapienti di un griot percuotono un tam tam, l'antico "telefono" africano. Ora, quelle stesse mani "suonano" la fredda tastiera di un computer. Il viaggio inizia da questa suggestione.
Il griot come "giornale vivente". Un tempo, il griot era l'"ufficio stampa" del Re, il giornale vivente che portava con canzoni e musica le notizie di palazzo nei villaggi. In tempi di guerra, era sempre in prima linea sul campo di battaglia, con un doppio ruolo: incoraggiava i soldati e riferiva in qualità di vedetta gli accadimenti sul fronte (Le donne griot oggi cantano nella lotta senegalese e incitano gli sfidanti). Inoltre, era, e continua ad essere, il cantore dell'epopea dinastica di ogni famiglia. Ancora oggi è richiesto per la celebrazione di matrimoni, battesimi e anche nei riti sacrificali.
Il griot non teme i nuovi media. Dj, animatore, presentatore, moderatore,"giornalista": le radio e tv nazionali si affidano alla sue innate capacità espressive tramandate di padre in figlio. In politica, nelle campagne elettorali o su un palco al fianco di una star. Ogni uomo importante ancora oggi, ha il suo griot di fiducia: dall'attuale presidente Abdoulaye Wade al cantante Youssou N'Dour, uno dei fondatori della musica moderna senegalese che a sua volta ha riutilizzato i ritmi e i messaggi della musica tradizionale dei griots (sua madre, Ndeye Sokna Mboup, nota cantante tradizionale, lo avvicinò alla musica facendolo suonare canzoni wolof alle feste e alle cerimonie religiose). I griot s sono stati anche spunto per registi teatrali e cinemtografici, in primis Peter Brook (Hassane Kassi Kouyaté griot del Burkina è stato suo attore in "Le custume"). Livia Grossi.
Lorenzo Franzi nasce a Como nel 1969. Consegue il Diploma di Laurea in Statistica a Milano nel 1993 e, nel 1999, il diploma professionale di fotografo al Cfp R. Bauer di Milano.
Dal 1999 si dedica alla fotografia di reportage viaggiando in Romania, Bosnia e Mosca; in Afganistan partecipa al progetto "Una strada per la Pace" come fotografo di scena del film Clown' in Kabul presentato alla 59° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, realizza un reportage in Senegal sulla storia dei "Griot" senegalesi a cui sono seguite
diverse pubblicazioni, le principali nei magazine Io Donna e Il Diario. Dal 2004 si dedica anche alla fotografia pubblicitaria e commerciale. Attualmente vive e lavora a Reggio Emilia. Collabora come fotografo pubblicitario con Treebrand ed è l'autore dei servizi fotografici corporate di Industree Group e Treebrand.

Lorenzo Franzi, testo di Livia Grossi. Viaggio nella comunicazione attraverso il cantastorie. Per casta, il griot è detentore della parola non scritta. Vera biblioteca vivente, è capace di ricordare eventi, antichi di secoli, che riguardano villaggi, clan, tribù o famiglie
di Gianfranco Fornaciari Direttore Generale di O-one
Spesso i colori influenzano l’acquisto di un determinato prodotto o semplicemente lo rendono identificabile all’interno di una categoria.
di Filippo Rosi