Corporate Branding: segni
Un linguaggio fatto di segni
Giacché un linguaggio è fatto di segni, di elementi convenzionali che diversamente combinati formano la completezza dell'espressione, ci sembra giusto definire così il graphic design, un linguaggio fatto di segni che, al di là del decorativismo e della visibilità, sanno parlare a chi guarda, a chi usa, a chi compra, a chi sfida.
Non è questo un discorso sulla marca e sui suoi valori, è una riflessione su come un marchio, un'immagine coordinata, un packaging possano, debbano comunicare, come possono esprimere valori attraverso segni, colori, rapporti fra pieni e vuoti.
Un'arte sottile, spesso difficile da comunicare, uomini che ogni giorno combattono contro lo strapotere della visibilità per promuovere un mondo fatto di forme, un linguaggio fatto di pesi, dove, spesso, togliere è più difficile di che aggiungere. Eppure il marchio è il primo segno che un'azienda o un prodotto danno di loro stessi, è il primo contatto, è l'unico modo che il consumatore o il semplice "voyeur" posseggono per guardare negli occhi l'azienda.
Per questo un marchio deve essere prima di tutto vero: vero nelle line, nei colori, nelle diverse applicazioni. Deve essere semplice comunicazione di valori forti, se ci sono, o crearne di solidi. Come un abito, più di un abito, il marchio parla di se e di chi lo porta, di chi lo usa, se è ben fatto, come chia di ingresso per entrare in comunicazione con l'altro.
Mai frutto di arbitrio o gusto personale, un marchio segue regole costruttive e progettuali precise; sa dire, se il linguaggio è corretto e se la grammatica è stata ben appresa, molte più cose di un intero volume di considerazioni tecniche.Nulla vieta che le regole possano essere sovvertire ma, come sempre, prima è necessario conoscerle.

di Federica Bertolotti
di Gianfranco Fornaciari Direttore Generale di O-one
di Massimo Rontani
Lorenzo Franzi, testo di Livia Grossi. Viaggio nella comunicazione attraverso il cantastorie. Per casta, il griot è detentore della parola non scritta. Vera biblioteca vivente, è capace di ricordare eventi, antichi di secoli, che riguardano villaggi, clan, tribù o famiglie
di Andrea Di Fonzo